“Voi giocate a Dungeons & Dragons?”
È la prima domanda che ci fanno quasi tutti ai nostri eventi. Spesso è anche l’ultima.
Quando rispondiamo: “Anche, ma oggi abbiamo altro!”, spesso la persona scrolla le spalle e va via. Pochi chiedono a quali altri GDR possono giocare. La maggior parte delle volte, l’idea che ci sia un “qualcos’altro” sembra non esistere.
È una scena che si ripete da anni, ma negli ultimi tempi capita più spesso. È una buona notizia e una notizia meno buona allo stesso tempo, proviamo a spiegare perché.
Cominciamo da una cosa onesta: “Dungeons & Dragons” è un grande gioco. Lo abbiamo giocato anche noi, per anni, in tante edizioni diverse, ed è il gioco che per la maggior parte di noi ha aperto la porta. Ci ha dimostrato che potevamo sederci a un tavolo e immaginare insieme. Senza D&D, probabilmente, non saremmo qui. E le serie TV, i film, i podcast, che negli ultimi dieci anni hanno fatto conoscere il gioco di ruolo a milioni di persone, sono un bene e hanno portato un pubblico nuovo dentro un mondo che fino a poco prima sembrava destinato a rimanere una piccola bolla.
Solo che è successo qualcosa di strano. Le serie TV non hanno sdoganato il gioco di ruolo, ma soltanto “Dungeons & Dragons” . È una piccola differenza che ha una conseguenza enorme: gli influencer del settore, i creatori di contenuti più seguiti, le pubblicità, le librerie di giochi, ovunque il gioco di ruolo viene rappresentato come se fosse, sostanzialmente, D&D. Le conversazioni online, soprattutto in Italia, ruotano per il novanta per cento intorno ai manuali D&D, alle classi D&D, alle ambientazioni D&D. Chi si avvicina oggi al gioco di ruolo arriva con l’idea che il GDR sia quello.
Non è una scelta consapevole, è un monopolio per default costruito dall’esposizione mediatica. Quando un sistema diventa l’unico visibile, tutti gli altri smettono di esistere per il pubblico nuovo. E quello che non si vede, per chi si avvicina, è semplicemente come se non ci fosse.
Quello che si perde fermandosii a D&D, non è “qualche altro gioco simile”. Si perde un intero modo di concepire cosa significhi giocare di ruolo. Esistono giochi senza master,in cui la storia viene costruita direttamente dai giocatori. Esistono giochi che durano un’ora e finiscono lì e giochi che durano anni senza una fine. Esistono giochi horror in cui non si combatte, ma si sopravvive a malapena. Esistono giochi che parlano di affetti, di lutto, di vita quotidiana, senza un solo mostro. Esistono giochi di indagine, di esplorazione, di guerra, di amore. Esistono giochi italiani, svedesi, giapponesi, brasiliani, ognuno con un’idea diversa di cosa significhi sedersi a un tavolo a raccontare storie. Esistono giochi che si fanno in due, in tre, in venti. Giochi senza dadi. Giochi in cui i dadi servono solo a perdere, non a vincere. Giochi che durano una pagina di regole e giochi che ne hanno millecinquecento.
Ogni anno ne escono di nuovi, da tutto il mondo, ognuno con una proposta diversa. Ci sono case editrici italiane piccolissime che pubblicano titoli straordinari, autori indipendenti che scrivono giochi su un quaderno e li mettono online a tre euro, festival e premi internazionali dedicati esclusivamente al gioco di ruolo come forma creativa. È un mondo vivo, fertile, in piena trasformazione. Ed è invisibile.
Chi gioca solo D&D, e non sa nemmeno che tutto questo esiste, sta guardando una sola stella in un cielo pieno. Non c’è niente di male nel guardare una stella. Il problema è non sapere che c’è un cielo.
Il punto non è “D&D è limitato, gli altri sono migliori”. Chi gioca a D&D perché gli piace, pur sapendo che esistono mille altre opzioni, fa una scelta legittima (e consapevole)
Ai nostri tavoli si gioca di tutto. A Kasa Kraken, il giovedì e la domenica sera, capita di trovare un tavolo di D&D accanto a una sessione di un sistema svedese di indagini sul folclore nordico, accanto a un tavolo dove qualcuno sta scoprendo un piccolo gioco italiano di cui non aveva mai sentito parlare. Ai nostri eventi, quando proponiamo tavoli, cerchiamo sempre di alternare i sistemi. Chi viene a provare può scegliere, e quando lo fa quasi sempre si stupisce di quanto gli sia piaciuto. Lo dicono loro, non lo diciamo noi.
Non siamo “contro” D&D. Siamo per la libertà di scelta. Pensiamo che la gente meriti di sapere che il gioco di ruolo è enormemente più largo di un singolo titolo e che la decisione di cosa giocare dovrebbe arrivare dopo aver visto la varietà, non prima.
Il gioco di ruolo è una galassia. “Dungeons & Dragons” è una stella molto luminosa. Ma intorno c’è un cielo intero.
Vale la pena guardarlo.