IL GIOCO DI RUOLO COME “SPAZIO SOCIALE”

Molti di noi sono arrivati al gioco di ruolo da soli. Timidi, con poca voglia di mettersi in mezzo, con la sensazione che socializzare fosse una cosa che gli altri sapevano fare meglio. Il gioco ci ha dato qualcosa di inaspettato: un personaggio da interpretare, un ruolo dentro una storia condivisa. Un modo per essere nel gruppo prima ancora di sapere come starci.

E quasi senza accorgercene, non avevamo più bisogno di quell’appiglio.

Nel tempo, quel tavolo attorno a cui ci sedevamo un po’ in disparte è diventato il posto dove parlavamo di più, ridevamo di più, ci sentivamo più noi stessi. Abbiamo trovato amici veri. Persone con cui siamo ancora in contatto oggi, sparse in tutta Italia, conosciute attraverso un gioco.

A un certo punto ci siamo chiesti: perché questa cosa ce la teniamo per noi?

Kraken APS nasce da quella domanda. Siamo un’associazione di promozione sociale con sede a Sesto Fiorentino, attivi dal 2019. Portiamo il gioco di ruolo nelle biblioteche, nei musei e negli spazi culturali del territorio fiorentino. Ma prima di essere un’associazione, siamo persone che hanno visto con i propri occhi cosa può fare questo gioco, e non riescono a smettere di raccontarlo.

Il gioco di ruolo, per chi non lo conosce, è difficile da spiegare in una riga. Non è un videogioco, non è recitazione, non è un gioco da tavolo nel senso tradizionale. È più vicino a questo: un gruppo di persone si siede attorno a un tavolo, ognuna con un personaggio immaginario da interpretare, e insieme costruiscono una storia. C’è qualcuno che fa da narratore, propone situazioni, dà voce al mondo attorno ai personaggi, tiene i fili, ma è un giocatore anche lui, non un arbitro. Ci sono dadi, a volte regole scritte, spesso molta improvvisazione. Ma soprattutto c’è una cosa che non ti aspetti: ci vuole ascolto. Ci vuole la capacità di fare spazio all’altro, di cambiare piano quando la storia prende una piega diversa da quella che avevi in testa.

Non si vince e non si perde. La storia la costruiscono tutti.

Al tavolo succedono cose che fuori dal tavolo sono più difficili.

Un ragazzo di quattordici anni che di solito non apre bocca si ritrova a prendere una decisione per tutto il gruppo, e il gruppo la segue. Un adulto che non ricordava cos’è giocare davvero passa tre ore a ridere con persone che non conosceva. Un padre e suo figlio siedono uno accanto all’altro e vivono la stessa storia, con la stessa intensità.

Non stiamo descrivendo casi eccezionali. Stiamo descrivendo una serata normale al tavolo Kraken.

Il gioco di ruolo allena qualcosa che non si insegna facilmente altrove: la capacità di ascoltare davvero, di mettersi nei panni di qualcun altro senza giudicarlo, di collaborare quando non c’è un risultato da ottimizzare. Insegna a gestire l’imprevisto, a fare i conti con le conseguenze delle proprie scelte, anche quelle immaginarie. E lo fa senza che nessuno se ne accorga, perché mentre tutto questo succede, stai solo giocando.

Ma il valore più difficile da misurare, e forse il più importante, è quello sociale. Il tavolo abbatte le distanze che fuori dal tavolo sembrano ovvie: di età, di provenienza, di esperienza. Non perché le ignori, ma perché dentro una storia condivisa smettono di contare.

Kraken APS è un’associazione di volontariato nel senso più letterale del termine. Non esistiamo grazie a una struttura, a uno staff pagato, a una sede attrezzata. Esistiamo perché un gruppo di persone decide ogni settimana di dedicare una parte del proprio tempo libero a qualcosa che non gli restituisce nulla di materiale.

C’è chi organizza gli eventi e chi li smonta. Chi tiene i contatti con le biblioteche, chi gestisce la burocrazia, chi crea contenuti ogni giorno. Chi è andato a dormire in un albergo a Lucca o Modena pagando di tasca propria perché c’era una fiera e Kraken doveva esserci. Chi per anni ha tenuto rollup, tovaglie e scatole di giochi in casa propria perché da qualche parte bisognava metterli.

Non lo diciamo per merito. Ci va bene così.

Tutto questo succede sul territorio. Non è un dettaglio, è una scelta.

Siamo a Sesto Fiorentino, alla Biblioteca Ernesto Ragionieri, che è diventata nel tempo qualcosa di più di una sede: un posto dove persone che non si conoscevano hanno iniziato a frequentarsi, a giocare insieme, a tornare. Siamo a San Giovanni Valdarno, a Figline, a Calenzano. Andiamo nelle biblioteche e negli spazi culturali del territorio fiorentino perché crediamo che il gioco di ruolo non debba stare solo nelle fumetterie o nelle fiere di settore: debba stare dove stanno le persone.

In sette anni abbiamo visto arrivare al tavolo bambini, ragazzi, adulti, genitori, nonni, insegnanti, persone che non avevano mai sentito parlare di gioco di ruolo e persone che ci giocavano da vent’anni. Abbiamo visto qualcuno tornare la settimana dopo. E quella dopo ancora.

Non sappiamo esattamente cosa cerchino quando arrivano. Sappiamo cosa trovano.